‘Pillole’… per educare oggi

Abbiamo pensato di offrire ai genitori l’opportunità di cogliere qualche consiglio, idea o suggerimento  per il loro compito, importante e impegnativo, di educatori.

Il focus di queste ‘pillole’ riguarda la costruzione di una genitorialità, sia responsabile verso una scelta di vita progettualmente connotata, sia coerente e capace di sostenere l’arduo percorso della crescita emotiva, affettiva ed etica di un figlio.

Il nostro Maestro Michael Dall’Agnello cura con attenzione la ricerca di questi ’spunti’, che, ci auguriamo, possano essere utili per le Vostre scelte educative.

Buona lettura!

__________________________________________________________________


I BAMBINI IMPARANO LA VITA ATTRAVERSO IL GIOCO

Giocare è molto importante per i bambini. I giocattoli sono solo un mezzo per giocare. Quello che serve a far crescere in modo sano il bambino, non è il giocattolo ma il gioco. Il bambino deve giocare molto e avere pochi giocattoli, e adatti alla sua età.
Il bambino non sa nulla della vita e impara principalmente attraverso il gioco. Impara a usare i cinque sensi: la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto, il gusto. Impara a spostarsi in tutte le direzioni, usando mani, ginocchia; impara a stare in piedi, a stare in equilibrio, a spingere, a tirare, a lanciare, a osservare. Il bambino gioca per scoprire, per sperimentare, per imparare a vivere.
Cari genitori, avete un compito importantissimo e meraviglioso: state costruendo un uomo o una donna. Non lasciate che questo ruolo lo svolga la televisione o l’industria del giocattolo. Se volete che i vostri bambini diventino bravi alunni e poi bravi studenti dovete pensarci adesso.

Isabella Milani, Il Librario,  http://www.illibraio.it/giocattoli-bambini-258388/

___________________________________________________

FIDUCIA & OTTIMISMO: INSEGNARE AI BAMBINI 
A RICOMINCIARE

“In questo i bambini sono campioni, ma lo imparano solo se vedono negli adulti uno sguardo che vince la sfiducia anche quando tutto va male, se li vedono andare per primi oltre l’insuccesso, se li possono imitare nella ricerca di nuove occasioni.
Essenziale è la funzione dell’incoraggiamento, il mandare messaggi che dicano: “Non avere paura”, “Provaci, ce la puoi fare”, “Non importa se hai sbagliato, ora sistemiamo insieme”. Molti studi dimostrano che i ragazzi che sperimentano, al di là dei personali insuccessi, un clima di apprezzamento e fiducia, sviluppano comportamenti sociali adeguati e rispettosi, migliorando la qualità delle loro relazioni”.

Patrizia Bertoncello, Bambini nei guai, Città Nuova, p. 61-62 -

______________________________________________________________________________

CORSIVO O NON CORSIVO

I ragazzi non sanno più scrivere in corsivo. Preferiscono la tastiera. Ma le ricerche dimostrano il legame stretto tra scrittura manuale e attività cerebrale. Meglio assecondare l’ovvia necessità di saper digitare sulla tastiera o su uno schermo tattile, lasciando del tutto atrofizzare la scrittura a mano, o è auspicabile mantenere entrambe?

Il Sole 24ore – Flavia Forandini

______________________________________________________________________________

Il SEGRETO DEI BAMBINI FELICI

“Godetevi i vostri figli. Stare con loro “per dovere” vale poco, e, in ogni caso, la storia della “qualità del tempo” è un mito. Trovate delle attività che divertano entrambi. Limitateli a un paio di sport o attività al massimo, così da lasciar loro il tempo “per esistere” e basta. Liberate voi e loro dalla “smania di competizione” e piuttosto dedicate quel tempo a passeggiate, giochi e conversazioni. Evitate in ogni campo un eccesso di competitività che vada oltre il sano divertimento”.

S. Biddulph, Crescere figli maschi, TEA, p 23 – Foto: Benjamin Janzen – Creative Commons

______________________________________________________________________________

IL TEMPO E’ L’ANGELO DELL’UOMO

“Il tempo è l’angelo dell’uomo” scrisse Friedrich Schiller, e questa saggezza antropologica vale per ogni pratica pedagogica. Non avere tempo o non prendersi del tempo rientra tra le massime colpe di ogni educatore .

Il gioco fine a se stesso, il tempo libero, l’ozio creativo son diventati rari e tuttavia costituiscono l’humus su cui germoglia l’educazione.

Quando il padre stanco rientra a casa dal lavoro, i bambini vogliono proprio ciò di cui meno dispone: un po’ di tempo. Avere tempo per loro significa ascoltarli con attenzione, fare dei lavoretti manuali, leggere ad alta voce, giocare a qualche gioco da tavolo o anche solo potersi scatenare .

Chi vuole trovare la giusta via tra gli estremi opposti dell’educazione dovrebbe prima valutare il proprio rapporto col tempo, e dovrebbe registrare tra i profitti personali il tempo che trascorre con i figli!

Elogio della disciplina, Bernhard Bueb, Rizzoli

SE LA MATERNITA’ DIVENTASSE PRESTIGIO


“Adesso è il momento di dare prestigio alla maternità. La maternità deve diventare più prestigiosa della carica di amministratore delegato di un’azienda, più prestigiosa di prestigiosi incarichi politici.
La maternità non è solo una scelta individuale: costituisce un servizio sociale di valore incommensurabile, un oggettivo investimento sul futuro che un Paese deve valorizzare. Il nucleo profondo della nostra organizzazione sociale deve “sentire” la centralità e la priorità di questa scelta facendo sì che le donne non siano più costrette a scegliere tra il lavoro e un bambino, tra la carriera professionale e la maternità”.

Eleonora Porcu, Professore associato in Ginecologia ed ostetricia, Università di Bologna – Creative Commons

______________________________________________________________________________

18 Giugno 2015

“QUALCUNO MI AMA?”

«Se siamo educatori attenti, consapevoli della nostra missione educativa, sappiamo che la domanda essenziale che i giovani rivolgono alla generazione adulta è sintetizzabile in quella frase, a volte urlata, a volte repressa, ma sempre attuale: “Qualcuno mi ama?”. Chiunque, genitore, educatore o insegnante, che sappia cogliere questo grido d’invocazione viene a trovarsi faccia a faccia con il bisogno più radicato di ogni uomo: quello di essere amato».

Michele De Beni, 2010 –

______________________________________________________________________________

16 Giugno 2015

“I BAMBINI VI GUARDANO QUANDO VI PARLATE L’UN L’ALTRO…”

“I bambini vi guardano quando vi parlate l’un l’altro, quando tornate dal lavoro, quando invitate i vostri amici, quando vi riposate. Cercano di cogliere nel vostro sguardo, nelle vostre parole, nei vostri gesti, se siete felici di essere diventati genitori, se siete felici di essere marito e moglie, se credete che esiste la bontà nel mondo. Vi scrutano – non solo vi guardano, vi scrutano – per vedere se è possibile essere buoni e se è vero che con l’amore reciproco si supera ogni difficoltà”.

Papa FrancescoParte del discorso di apertura del convegno ecclesiale della Diocesi di Roma

_____________________________________________________________________________

10 Giugno 2015

COME E’ IL CERVELLO DI CHI LEGGE ROMANZI

Annamaria Testa, pubblicitaria

È la magia delle narrazioni e la sperimenta qualsiasi buon lettore: immergersi in un romanzo vuol dire entrare in altri mondi e vivere altre vite, ampliare le prospettive, scoprirne di nuove e farle proprie, viaggiare nello spazio e nel tempo.

Vuol dire, a storia terminata, provare ulteriori emozioni: appagamento, straniamento, nostalgia. E perfino sollievo se la lettura si è rivelata, come può succedere, tanto immersiva quanto destabilizzante o disturbante (pensate a Kafka o a Dostoevskij, ma anche, per esempio, al Faber di Sotto la pelle).

Bene, tutto questo è qualcosa di più che un’illusione: succede davvero così, e sono psicologi e neuroscienziati a dirci come e perché leggere romanzi cambia il nostro cervello, e noi con lui, in modo permanente.

Si sa da diversi anni che leggere stimola il cervello: attiva le aree di Broca e di Wernicke, che sono deputate alla comprensione del linguaggio. Nel 2006 i ricercatori si accorgono che, se uno legge parole come “cannella” o “gelsomino”, non si attivano solo le aree verbali, ma anche quelle dedicate al riconoscimento degli odori. Insomma, come se il profumo della cannella, o del gelsomino, si sprigionasse direttamente dalle pagine.

Studi più recenti svolti dalla Emory university mostrano che la corteccia sensoriale, connessa con la percezione tattile, si attiva non solo in presenza di “reali” sensazioni, ma anche in seguito a una metafora tattile come “voce vellutata” o “questione spinosa”. Qualcosa di analogo succede con la corteccia motorialeggendo sia frasi che indicano azioni, sia frasi che contengono metafore motorie (Ugo afferra un oggetto – Ugo afferra un’idea): dunque, quando leggiamo possiamo immedesimarci nei personaggi così intimamente da far nostri anche i loro movimenti, fisici e mentali.

Ma non solo. Psychology Today cita una ricerca italiana, la quale dimostra che i ragazzi lettori di narrativa sono più empatici, compassionevoli e tolleranti e meno esposti ai pregiudizi. E aggiunge che leggere storie ai bimbi di 3-5 anni ha un impatto significativo e misurabile sul loro sviluppo cerebrale e sulle competenze sociali (sembra invece che guardare “troppa” televisione sortisca l’effetto contrario). Ma aver letto tanto e continuare a leggere è anche, ormai lo dicono moltissimi studi, uno dei maggiori fattori protettivi per il cervello contro l’avanzare dell’età.

Leggere narrativa, a raccontarlo è il Guardian, migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano teoria della mente (o metacognizione). Si tratta di una serie di ipotesi su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, e sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo.

Il dato interessante è che il grado di dettaglio della teoria della mente, e dunque la competenza nel capire gli altri (e se stessi), migliora in chi legge buona letteratura e non in chi legge romanzi d’intrattenimento.

La distinzione fatta dai ricercatori, David Kidd ed Emanuele Castano, è sottile: i testi dei grandi autori sfidano il lettore trasportandolo in un contesto nuovo in cui sta a lui trovare la sua strada, colmando le lacune e immedesimandosi nei personaggi. Insomma: è il lettore a dover interpretare l’opera, facendola propria. In questa prospettiva, leggere non è “simulare”, ma vivere pienamente una nuova esperienza, proiettandosi nei panni e negli ambienti dei personaggi.

Questo, tra l’altro, significa che non è l’appartenenza o meno di un romanzo a un genere letterario a determinarne la qualità narrativa: lo ricordo qui perché, fino a non molti anni fa, i gialli, il fantasy, la fantascienza, l’horror erano considerati narrativa in qualche modo minore (cosa che, come accanita lettrice di fantasy e fantascienza, mi ha a lungo infastidita).

Vuol dire, invece, che a valere davvero per il lettore sono la complessità e la profondità delle motivazioni che muovono i personaggi, la loro umana ambivalenza e la potenza dell’invenzione di un intero mondo che il lettore può abitare, a prescindere dal genere della storia raccontata. E ammesso che di “generi” si possa ancora parlare.

Nei testi d’intrattenimento invece, è l’autore a pilotare il lettore attraverso il puro incalzare delle vicende. Questo, ovviamente, non significa che bisogna astenersi dal leggere romanzi d’intrattenimento: stanno lì, pronti a divertirci e a farci compagnia nelle domeniche di pioggia, e sono ottimi compagni di viaggio o di vacanza. Ma difficilmente regalano intuizioni profonde e nuove prospettive.

Ma torniamo all’idea di immergersi in una storia: si chiama “lettura profonda” (deep reading). Oggi i ricercatori si stanno chiedendo se, sotto questo aspetto, leggere su carta e su schermo sia equivalente. Maryanne Wolf, del Center for reading and language research, lo mette in dubbio: la lettura su schermo sembra essere più veloce e, per questo stesso motivo, meno profonda. Per questo a chi legge su schermo risulta più difficile, per esempio, ricostruire l’ordine degli eventi.

_____________________________________________________________________________

3 giugno 2015

IL PADRE DEVE SOPRATTUTTO ESSERCI

Una presenza che significa “voi siete il primo interesse della mia vita”. Le statistiche dicono che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno con i figli, in modo veramente educativo. Alcuni ricercatori hanno scoperto un legame tra l’assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l’aggressività. Non è solo questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà, vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E’ anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.

_____________________________________________________________________________

18 Maggio 2015

EDUCARE I FIGLI

“Più dei vostri consigli gli aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere” (Sant’Ambogio)

____________________________________________________________________

24 Aprile 2015

‘MENO TV, PIU’ FAMIGLIA’

Intervista a Joanna Raczyńska, polacca, moglie di Marcin, madre di due bambini, architetto e blogger.

Lei dirige blogs tematici e gestisce parecchi profili su Facebook; inoltre, il computer è anche lo strumento del suo lavoro professionale. Si può dire che i computer sono la sua passione?

[ride] La mia passione è la mia famiglia e l’arte, però mio marito è programmatore; in verità, a noi piace passare un certo tempo davanti al computer e scoprire un po’ per volta le possibilità offerte da Internet. Per me è una sorgente di ispirazione e anche di occasioni per avvicinare altre persone a Dio. Grazie a Internet, posso condividere con gli altri le mie idee e la mia concezione del mondo.

Negli ultimi tempi si sentono dire molte cose sui pericoli dovuti a Internet, e non soltanto per alcuni contenuti, ma anche per la facilità con la quale crea dipendenza. Come difendere i bambini da questi pericoli?

Da un lato, è necessario proteggerli, per esempio, installando filtri, selezionando i programmi, o limitando il tempo di collegamento e, dall’altro, è importante insegnare loro a saper scegliere in modo intelligente, e senza cedere ai capricci. I bambini tendono a restare incollati al computer o al tablet. Dobbiamo tenere presente che quanto più emozionante è il gioco, tanto più il bambino vi si attacca e aumenta la dipendenza. Perciò noi scegliamo giochi logici, nei quali nessuno spara o dove non si fugge da nessuno. Teniamo conto anche della parte grafica, che dev’essere simpatica, di buon gusto e adatta all’età del bambino.

Ha grandissima importanza anche il buon esempio dei genitori, e questo è un compito molto difficile. Come ci si può preparare?

Questo è uno dei campi in cui noto i maggiori benefici della formazione cristiana e umana che ricevo nell’Opus Dei. Grazie a essa, sono sempre più consapevole che il tempo è un talento che Dio mi ha dato, che posso usare bene – moltiplicandolo, facendo qualcosa per gli altri –, oppure posso gettare via pensando solamente a me stessa.

Nell’Opus Dei ho scoperto il gusto di lottare per avere una volontà forte, di perseverare nella lotta ai difetti, con spirito sportivo – sbagliando e ritentando, raggiungendo piccoli obiettivi – con senso dell’humour e senza scoraggiarmi nel caso di errori.

Lei ha lanciato una campagna sociale chiamata “Meno piccolo schermo, più famiglia”. Come riassumerebbe i suoi obiettivi?

Io difendo i vantaggi di Internet. Come dicevo prima, sono molto attiva sulla Rete. Però la famiglia richiede una particolare attenzione. Per questo, alcuni propositi che propongo potrebbero riassumersi così:

- Meno tempo davanti il piccolo schermo, più tempo per gli altri.

- Meno reti sociali, più relazioni autentiche con gli altri.

- Meno televisione, più giochi da tavolo.

- Meno “cliccare” sullo schermo, più pranzi in famiglia.

- Meno giochi al computer, più sport.

- Meno Internet, più libri.

- Meno tempo “on line”, più tempo per dormire.

- Meno wikipedia, più studio serio.

- Meno “gadgets”, più amici.

Quali possono essere le alternative al piccolo schermo? Quali altre proposte possono piacere tanto quanto i giochi del computer?

Ai più piccoli piace molto passare il tempo con i genitori, in un modo attivo. E per i genitori è un piacere immenso farli partecipare alle loro passioni. Ad alcuni piacciono le gite, ad altri la musica, ad altri leggere… Quando i nostri figli erano più piccoli, passavamo molto tempo con i giochi creativi: impastare in cucina, costruire giocattoli, dipingere…; per loro era una gioia poter fare queste cose con mamma. Ora, man mano che crescono, preferiscono i giochi da tavolo, dove comanda papà. Quando fa bel tempo, è chiaro che preferiscono i giochi all’aria aperta. Facciamo anche in modo che abbiano dei compagni della loro età e possano conoscere il valore della vera amicizia, che non si può sostituire con un computer. Quando abbiamo invitati non vediamo film; passiamo il tempo in modo molto più interessante chiacchierando o con un normale passatempo. Questo i bambini lo sanno.

_____________________________________________________________________________

23 Aprile 2015

“Il fatto che Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. E anche suggerisce un’altra cosa: per trovare la donna, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova”.  (Papa Francesco)

_____________________________________________________________________

23 Aprile 2015

I BAMBINI GIOCANO DA SOLI

I bambini italiani giocano da soli. Solo 4 genitori su 10 condividono con i figli questo momento di crescita e di svago che spesso viene delegato ai nonni. Lo sottolinea la Fondazione Movimento bambino.

Educatori e psicologi consigliano ai genitori di ritagliarsi un momento di gioco con i propri figli quando si torna dal lavoro o prima di andare a letto, per stabilirequell’abitudine che rimarrà nel tempo, anche nell’adolescenza. Perché giocando s’impara, anche a farlo.

Giocare è indispensabile per lo sviluppo del bambino. Gli oggetti che si usano nel gioco “servono da stimolo per la naturale creatività del bambino. Giocando – spiega Maria Rita Parsi, psicoterapeuta – il bambino costruisce con la fantasia una realtà tutta sua in cui mettere in scena le cose importanti, le sue emozioni, specie quando può contare sulla presenza amorevole e competente dei genitori, far finta, nei giochi della prima infanzia, di essere un papà o una mamma».

Il papà, che ha il compito di accompagnare il figlio a una graduale indipendenza e ad “imparare” la realtà in cui vive, può servirsi per questo anche dei momenti di gioco con i figli. “Uno dei principali compiti del padre nei primi anni di vita del bambino – afferma Parsi -  consiste nel permettere al figlio di stabilire un contatto con la realtà esterna”, anche attraverso i giochi.

Fonte: La Stampa, 07.03.2015

_____________________________________________________________________________

22 Aprile 2015

NON CE LA FACCIO A FAR TUTTO? PAZIENZA !

“Devo assolutamente farcela a…”, “Bisogna arrivare a tutto…”,  “A tutti i costi…”.

Attese esorbitanti, prestazioni sempre eccellenti, efficienza ai massimi livelli. Ma la vita e gli altri il più delle volte non richiedono queste acrobazie che invece cercano di accontentare scompensi e immaturità della persona che cerca  nel perfezionismo un rifugio alle proprie insicurezze.

Non ce la faccio a far tutto? Pazienza! Consiglia Debora Spar, preside del Barnard College – prestigiosa culla delle élite femminili americane.

“Smettetela di cercare di correre dietro alla perfezione,  accettate che non tutto sia perfetto, rassegnatevi a non essere  perfette!”.

_____________________________________________________________________________

20 Aprile 2015

LE CINQUE COSE CHE RIMPIANGEREMO

Da “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia, cap. 32

“Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. E non sono mai quelle che consideriamo importanti durante la vita.  Non saranno i viaggi confinati nelle vetrine delle agenzie che rimpiangeremo, e neanche una macchina nuova, una donna o un uomo da sogno o uno stipendio migliore. No, al momento della morte tutto diventa finalmente reale. E cinque le cose che rimpiangeremo, le uniche reali di una vita.

La prima sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri. Cadrà la maschera di pelle con la quale ci siamo resi amabili, o abbiamo creduto di farlo. Ed era la maschera creata dalla moda, dalle false attese nostre, per curare magari il risentimento di ferite mai affrontate. La maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.

Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perché non esisteva se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni. Vorremmo chiedere scusa a tutti, ma non c’è più tempo.

Per terzo rimpiangeremo di non aver trovato l coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza “ti amo” a chi avevamo accanto, “sono fiero di te” ai figli, “scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione. Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi.

Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante. E come abbiamo fatto a sopportare quella solitudine in vita? L’abbiamo tollerata perché era centellinata, come un veleno che abitua a sopportare dosi letali. E abbiamo soffocato il dolore con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere come stai.

Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati. Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori. Quello che l’adolescente scorge nell’addensarsi del suo corpo: promesse. Quello che il giovane spera nell’affermarsi della sua vita: amori.

_____________________________________________________________________________

1 Aprile 2015

A OGNUNO IL SUO STRUMENTO

“Ogni studente suona il suo strumento. La cosa difficile è trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme”.

Daniel Pennac, Diario di Scuola  - Creative Commons

_____________________________________________________________________________

27 Marzo 2015

AD ASCOLTARE SI IMPARA. A FARSI ASCOLTARE ANCHE

“Farsi ascoltare dipende anche dal nostro esempio di ascolto. Quando i nostri cari ci parlano, facciamo mille cose e a metà discorso diciamo «Accidenti manca il pane!» ? Poniamo una domanda e ce ne andiamo a metà risposta? Non ci ricordiamo quello che ci hanno detto? In tal caso cala il nostro diritto ad essere ascoltati. Ad ascoltare si impara. A farsi ascoltare anche. Con i bambini, lo stesso: pochissimi comandi, precisi e ripetuti una sola volta. Per il resto, conversazione piacevole e ascolto perfetto di ciò che dicono, con risposta più spesso di approfondimento del loro discorso che di sentenza nostra”.

Federica Mormando, Corriere della Sera –  Creative Commons

______________________________________________________________________________

26 Marzo 2015

LA COSA IMPORTANTE

“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare.”

_____________________________________________________________________________

11 Marzo 2015

COME NASCE UN BABY-NARCISO: genitori che sopravvalutano il figlio

La tendenza di mamma e papà a credere il proprio bambino superiore agli altri porta il piccolo non all’autostima ma al narcisismo: meglio evitare i confronti.

______________________________________________________________________________

4 Marzo 2015

TEMPO CON I FIGLI
QUANDO SIETE CON LORO SPEGNETE LO SMARTPHONE

In un’epoca come la nostra è fin troppo facile esserci fisicamente, ma non con la testa. Ormai è diventato normale vedere genitori con lo smartphone in mano che controllano i messaggi e guardano gli ultimi aggiornamenti di Facebook mentre spingono l’altalena. 
Evitatelo il più possibile. Quando passate il tempo con i vostri figli spegnete il cellulare. Quello che conta davvero è giocare e stare il più possibile con loro.

Fonte – Foto: Benjamin Janzen – Creative Commons

____________________________________________________________________________

24 Febbraio 2015

PARLATE DELLA PARTE MIGLIORE DELLA VOSTRA GIORNATA

Trovate ogni giorno un po’ di tempo per parlare di ciò per cui siete grati; per esempio a cena, prima di andare a letto o mentre state guidando. Chiedete ai vostri figli: “Qual è stata la parte migliore della tua giornata?”. Per i bambini più grandi, provate a tenere un diario della gratitudine: è stato verificato che è uno strumento efficace per aiutare i bambini ad essere più felici. 221 ragazzi di 11-12 anni, sono stati invitati a scrivere ogni giorno, per due settimane, le cose per le quali provavano gratitudine. Tre settimane dopo, questi studenti avevano una prospettiva migliore sulla scuola rispetto a quelli ai quali era stato assegnato il compito di scrivere cinque cose che trovavano spiacevoli.

Fonte-  Creative Commons

____________________________________________________________________________

11 Febbraio 2015

“TI AMO, MIA CARA!”

In molte coppie si raffredda l’amore iniziale perché non hanno sentito pronunciare, al momento giusto, quella frase, tanto desiderata: “Ti amo!”.
Bisogna dirlo, “ti amo!”. Di fronte a ogni problema che vostro marito ha superato, ditegli: “Bravo! Ti amo! Ti voglio bene!”.
Il cuore dell’altro – e anche il vostro – sarà come protetto proprio da quel “ti amo” che uscirà dalle vostre labbra. E’ un’espressione che rinforza entrambi.
Tutti questi “ti amo” formano dentro di noi un diamante, dandoci la capacità di affrontare le difficoltà.
E voi, uomini, complimentatevi spesso con vostra moglie, ditele: “Brava!”. Diteglielo ad alta voce.

Père Gilles, Il segreto delle coppie che durano, pp 29-30

____________________________________________________________________________

4 febbraio 2015

AMARE & EDUCARE. Una continua creatività e capacità di invenzione

“L’amore non è cosa che s’impara, e tuttavia non c’è cosa che sia così necessario imparare” (Giovanni Paolo II). Queste parole mi sono tornate in mente quando un papà di una bimba di sei anni, qualche giorno fa, mi confidava di essere un padre che non sa mai cosa sia giusto fare.
Educare richiede una continua creatività e capacità di invenzione nella mutevolezza del reale, delle persone, delle situazioni, ma allo stesso tempo la necessità di conoscere – come si fa nel jazz – quegli accordi di base su cui costruire l’improvvisazione non improvvisata a cui costringe ogni “sessione”.
Ci prepariamo tutta la vita per un lavoro e siamo convinti che occorra studiare e fare esperienza per diventare bravi professionisti, invece ci siamo illusi che l’amore si improvvisi e che non ci sia bisogno di studio e preparazione. Invece proprio l’amore richiede continue messe a punto a partire da qualcosa che rimane fermo: la volontà di amare.

Alessandro D’Avenia

_____________________________________________________________________________

3 Febbraio 2015

DONNA: LO SGUARDO MATERNO CHE NON GIUDICA

“La tentazione che più di tutte tocca le donne è il desiderio di controllo. Noi donne vogliamo controllare le persone che abbiamo care. Siamo capacissime di manipolarle, abbiamo dei radar raffinatissimi nel cervello, strumenti super sofisticati che l’uomo si sogna. La Provvidenza ce li ha dati per educare, questa è la nostra chiamata.
La tentazione contro cui noi donne dobbiamo combattere è quella del controllo sull’uomo, della sua manipolazione. Quando una donna impara a usare i suoi talenti per servire, non da schiava ma da volontaria custode di coloro che le sono affidati, la vita intorno a lei fiorisce. Ogni persona viene accolta e si sente valorizzata da uno sguardo materno, che include, che non giudica. È uno sforzo costante che noi donne dobbiamo fare, una lotta contro il nostro perfezionismo”.

Costanza Miriano, Convegno sulla famiglia, Milano 17.01.15 – Foto: Benjamin Janzen – Creative Commons

_____________________________________________________________________________

30 Gennaio 2015

UOMO E DONNA CHE CERCANO L’AMORE PERFETTO

“Bisogna sempre ricordare che l’uomo e la donna sono due creature ferite, che vorrebbero essere amate in modo perfetto, e invece fanno una continua esperienza del proprio limite e del limite dell’altro. La donna con la sua voragine, la sua fragilità, il suo bisogno di conferme, di uno sguardo che le dica che è bella. L’uomo con il suo desiderio di potere, di possesso, di dominio, che deve imparare a essere regalato. Che deve trasformarsi in capacità di sacrificio e di prendere i colpi della vita su di sé a difesa dei piccoli.

Costanza Miriano, Convegno sulla famiglia, Milano 17.01.15

__________________________________________________________________________

19 Gennaio 2015

IL PERDONO E’ UN SALVAGENTE

Il perdono è il salvagente che ci aiuta durante il naufragio. È la prova che, dentro di me, l’amore è qualcosa che va oltre me stesso.
Infatti ho diritto all’errore, e anche tu. Facciamo così tanti sbagli nella vita!
Scegliete un giorno del perdono nella vostra coppia, e in seguito in famiglia, per alleggerirsi dei pesi.
Il nostro cuore è più libero quando sappiamo perdonare, quando siamo perdonati. Possiamo guardare al futuro con più serenità.

Père Gilles, Il segreto delle coppie che durano, p 27 -– Creative Commons

_____________________________________________________________________________

19 Gennaio 2015/bis

METTERE UN PO’ DI MIELE QUANDO C’E’ DA CRITICARE

Se bisogna criticare qualche difetto o atteggiamento, facciamolo con amore. E’ già doloroso accettare i propri difetti, ancor più difficile quando ce li dicono gli altri. Per questo cerchiamo di essere molto delicati e comprensivi quando rivolgiamo una critica o comunichiamo qualcosa di spiacevole a un’altra persona.
Inoltre non rinfacciamo gli errori del passato. Servono comprensione e amore per le debolezze altrui, come vorremmo che si facesse con noi. Victor Hugo, nella sua opera “I miserabili”, scrive che essere misericordiosi è sapere dove sono le ferite dell’altro e non toccarle.

Fonte. – Creative Commons

_____________________________________________________________________________

17 Gennaio 2015

RELAZIONI PIÙ POSITIVE SE IL PADRE CONVERSA CON I FIGLI

On giugno 16th, 2017, categorie: Amici, Avvisi, Genitori di admin